SEMIOTICS OF CINEMA AND AUDIOVISUALS

Teaching in italian
SEMIOTICA DEL CINEMA E DEGLI AUDIOVISIVI
Teaching
SEMIOTICS OF CINEMA AND AUDIOVISUALS
Subject area
M-FIL/05
Reference degree course
PHILOSOPHICAL SCIENCES
Course type
Master's Degree
Credits
12.0
Teaching hours
Frontal Hours: 60.0
Academic year
2025/2026
Year taught
2025/2026
Course year
1
Language
ITALIAN
Curriculum
INTERDISCIPLINARE
Reference professor for teaching
PONZIO Luciano

Teaching description

Il corso è aperto a tutti gli studenti interessati.

Ciò che accomuna Semiotica e Filosofia è, in particolare, la riflessione su linguaggio e scrittura. Il linguaggio, nella semiotica globale, è inteso come sistema di modellazione primario e, precisamente, come capacità sintattica specie-specifica dell’animale umano (Sebeok); scrittura è intesa come contrapposta a trascrizione (Barthes): scrittura ante-litteram, attività di ricerca, movimento arrischiato, di scoperta, di scrittura inaugurale, una scrittura sulla scrittura, scrittura al quadrato (“si scrive per vedere”, ci dice Derrida). Questi due elementi, linguaggio e scrittura, si ritrovano sorprendentemente nel montaggio cinematografico, cui si riconosce uno statuto scritturale, soprattutto come espressioni non-verbali del segno e delle sue “forme del tacere” (Bachtin), anche nel senso di critica al verbocentrismo. Il cinema (anche nelle sue fasi di cinema muto) ci parla in un linguaggio proprio, altro, mettendoci di fronte la necessità di costruire un linguaggio, una scrittura che non c’è, che non è già data, in una tensione che ci porta nella direzione di una Semiotica del cinema, in cui del cinema sia inteso come genitivo soggettivo, e non oggettivo: si tratta di evitare di rendere il cinema oggetto-assoggettato ad una semiotica generale o, peggio, subordinato alle regole di una linguistica strutturale sotto l’espressione arcaica di semiologia del cinema. Il cinema è capace, come avviene con le rivoluzioni filosofiche, di “girare” il senso delle parole, dato che saper “girare” è una proprietà specifica concernente le immagini cinematografiche (Derrida).

Si tratta di riconoscere/ristabilire l’importanza vitale che ha, per il rinnovamento del “reale”, la visione artistica con le sue rifrazioni estetiche intersemiotiche. E ciò sia come risultato dell’interrelazione tra scrittura, nel senso suddetto, e immagine del mondo, sia anche tramite una particolare lente meta-semiosica. Tutto questo, in ultima analisi, significa  assumersi la responsabilità del mantenimento della vita stessa dei segni della vita in una prospettiva semioetica. In considerazione di tutto ciò, si può fare riferimento a Jurij Lotman, rappresentante della Scuola Tartu-Mosca, tra gli autori, in campo semiotico, più creativi e anche specificamente “modellizzatori”, costruttori, innovatori  nei confronti di ciò che normalmente si considera e si accetta come il “reale”.

Gli studenti potranno trarre giovamento per la loro formazione professionale dalla capacità di padroneggiare gli elementi costitutivi del testo cinematografico come veri e propri strumenti critici e interpretativi, a seconda delle strategie segniche relative all’inquadratura, all’abilità mimica, alla gestualità attoriale ed espressiva, alla musica e all’impiego della colonna sonora, alla sequenza e successione delle immagini, alla traduzione tra lingue diverse nel doppiaggio e nel rapporto tra parlato e “sottotitoli”, e al raffronto, nella costruzione dello spazio-tempo cinematografico, tra cronotopo artistico e cronotopo reale, ecc.

Il corso mira a fornire allo studente la capacità di interpretare, di tradurre (intendendo per traduzione non solo quella intralinguistica e interlinguistica ma anche quella intersemiotica), cioè di leggere/comprendere, di saper vedere le immagini (vedere non è semplicemente guardare), attraverso strumenti di comprensione attiva e responsiva, in cui non tanto interessa il che cosa rappresentato ma come esso è raffigurato nell’“orchestrazione” (espressione di Ejzenštejn) dei vari linguaggi nella loro combinazione, interrelazione e trasmutazione.

Inoltre, il testo cinematografico, in quanto linguaggio transnazionale, è un linguaggio che si proietta nella sua costituzione in una prospettiva internazionale e interculturale, non solo evidenziando differenze, anche di comportamento, tra culture diverse, ma abituando pure alla possibilità di far dialogare tra loro scenari di vita differenti, differenti sistemi di segni nei loro punti di incontro, sulla frontiera delle differenti semiosfere culturali (Lotman).

 

Nel corso gli studenti sviluppano la capacità di analizzare un documento di origine, identificare le potenziali difficoltà testuali e cognitive e valutare le strategie e le risorse necessarie per un’appropriata riformulazione, in linea con specifiche esigenze comunicative.

Conoscenza e capacità di comprensione; Capacità di applicare conoscenza e comprensione.

Permette di sviluppare competenze specifiche in ambito cinematografico (competenze tematiche).

Conoscenza e capacità di comprensione; Capacità di applicare conoscenza e comprensione; in particolare, la traduzione intersemiotica, non solo quella interlinguistica e intralinguistica.

 

  • Saranno potenziate inoltre le seguenti capacità trasversali:

Considerando in termini semiotici il cinema un linguaggio e non una lingua, esso si esprime nella sua specifica eterogeneità e, partendo dal fatto che lo schermo è un testo, tale linguaggio mette in relazione aspetti che lo riguardano direttamente, ovvero: cinema-testo; cinema-linguaggio; cinema-narrazione; cinema-traduzione; cinema-letteratura; cinema-filosofia; cinema-estetica; cinema-scrittura; cinema-cultura; cinema-realtà; cinema-teatro; cinema-pittura; cinema-fotografia; cinema-poesia.

 

Verranno effettuate lezioni teoriche e pratiche di didattica frontale. La frequenza delle lezioni è vivamente consigliata.

L’accertamento della preparazione avverrà attraverso un esame-colloquio. Le domande faranno riferimento alla verifica delle competenze acquisite dallo studente del linguaggio cinematografico. Oltre a saper padroneggiare le nozioni basilari concernenti il linguaggio filmico, gli studenti avranno modo di confrontarsi in maniera trasversale con la pratica testuale, rintracciando nel linguaggio cinematografico gli elementi semiotici e filosofici, estetici e stilistici, territoriali e extraterritoriali, storici e sociali, e acquisendo così esperienze e competenze, che al di là dell’ambito del corso di semiotica del cinema, possono valere, oltre che nell’ambito della loro complessiva formazione culturale, specificamente nell’ambito del loro complessivo corso di studio, particolarmente quello di “scienze filosofiche”, che deve preparare alla creazione di linguaggi altri, sperimentabili e ritrovabili in procedure artistiche differenti, tenendo conto degli elementi costitutivi del segno in termini di rinvio, interpretazione e senso.

Gli studenti potranno prenotarsi per l’esame finale utilizzando esclusivamente le modalità previste dal sistema VOL.

Il 17  marzo 1987, Gilles Deleuze, in una conferenza tenuta all’École Nationale Supérieure des Métiers de l’Image et du Son, si domandava e domandava agli studenti quale fosse il rapporto che lega le attività creative del fare filosofia e del fare cinema. Secondo il filosofo francese, la filosofia è quell’attività che crea e inventa concetti; e il cinema, nei suoi blocchi di movimento/durata, fabbrica percetti. Le due attività sono accomunate da una assoluto bisogno e necessità di inventare, tanto da riconoscere loro un certo grado di scientificità.

Ciò che accomuna Semiotica e Filosofia è in particolare la riflessione su linguaggio e scrittura. Il linguaggio, nella semiotica globale, è inteso come sistema di modellazione primario e, precisamente, come capacità sintattica specie-specifica dell’animale umano (Sebeok); scrittura è intesa come contrapposta a trascrizione (Barthes): scrittura ante-litteram, attività di ricerca, movimento arrischiato, di scoperta, di scrittura inaugurale, una scrittura sulla scrittura, scrittura al quadrato (“si scrive per vedere”, ci dice Derrida). Questi due elementi, Linguaggio e scrittura, si ritrovano sorprendentemente nel montaggio cinematografico, cui si riconosce uno statuto scritturale, soprattutto come espressioni non-verbali del segno e delle sue “forme del tacere” (Bachtin), anche nel senso di critica al verbo-centrismo. Il cinema (anche nelle sue fasi di cinema muto) ci parla in un linguaggio proprio, altro, mettendoci di fronte la necessità di costruire un linguaggio, una scrittura che non c’è, che non è già data, in una tensione che ci porta nella direzione di una Semiotica del cinema, in cui del cinema sia inteso come genitivo soggettivo, e non oggettivo: si tratta di evitare di rendere il cinema oggetto-assoggettato ad una semiotica generale o, peggio, subordinato alle regole di una linguistica strutturale sotto l’espressione arcaica di semiologia del cinema. Il cinema è capace, come avviene con le rivoluzioni filosofiche, di “girare” il senso delle parole, dato che saper “girare” è una proprietà specifica concernente le immagini cinematografiche (Derrida).

Il linguaggio cinematografico ricopre un ruolo centrale nell’ambito della cultura. Il cinematografo – sintesi di immagine, tempo, movimento, scrittura –, è un’arte che condensa in sé altri linguaggi, verbali e non-verbali, in un rapporto dialogico, interdisciplinare e intertestuale. A questo intreccio di un genere di espressione che maggiormente del testo esalta l’etimologia (textus), la semiotica del cinema dedica la sua attenzione, attraverso un lavoro di scomposizione e ricomposizione dei suoi molteplici linguaggi. Più che mai, nei confronti del testo cinematografico, la semiotica ha occasione di mostrare come i sistemi segnici, verbali, visivi, acustici, gestuali, prossemici, narrativi, musicali, ecc. sussistano in un rapporto di reciproca interdipendenza, e di fare osservare come non ci possano essere significati isolati e racchiusi in un solo sistema segnico, abituando così ad una lettura inter-relazionale trasferibile in altre esperienze, concernenti non solo diverse forme di professionalità, ma anche circostanze consuete della vita ordinaria. Durante il corso delle lezioni si farà riferimento ad autori classici che, da differenti punti di vista e con interessi diversi, hanno contribuito allo studio semiotico del linguaggio o, meglio, dei linguaggi, del cinema, quali Lotman, Jakobson, Barthes, Ejzenštejn, Deleuze, Derrida, Pasolini.

Il corso evidenzierà gli aspetti della struttura narrativa filmica e le strategie testuali, secondo la tecnica del montaggio, delle immagini in movimento. Fornirà allo studente non solo gli strumenti cognitivi per il riconoscimento (agnizione) del lessico specifico del cinema (piano sequenza, punto di vista, sceneggiatura, schermo, sfondo, soggettiva, oggettiva, primo piano, taglio, stacco, trama messa a fuoco, fotogramma, flashback, doppiaggio, colpo di scena, colonna sonora, ambientazione ecc., ma anche il loro funzionamento ai fini della partecipazione e del coinvolgimento del lettore-spettatore ordinario. Si può dire che, in ultima analisi, la semiotica del cinema contribuisca a una teoria e a una pratica del tradurre tra linguaggi, tra generi di discorso, tra generi artistici, del tradurre anche come trasposizione (dal romanzo al film), ma anche tra lingue (il doppiaggio, la sottotitolazione). Oltre a riprendere e a riportare l’oggetto così com’è, il cinema ha la capacità, con la sua scrittura, di ricomporre le immagini, siano esse verbali (Saussure parlava già dei significanti verbali come di “immagini acustiche”) e non-verbali, basandosi su logiche interpretative, metonimiche e metaforiche, e alternando riprese per contiguità o per similarità, per somiglianza iconica, omologica e strutturale.

Si tratta di riconoscere/ristabilire l’importanza vitale che ha, per il rinnovamento del “reale”, la visione artistica con le sue rifrazioni estetiche intersemiotiche. E ciò sia come risultato dell’interrelazione tra scrittura, nel senso suddetto, e immagine del mondo, sia anche tramite una particolare lente meta-semiosica. Tutto questo, in ultima analisi, significa  assumersi la responsabilità del mantenimento della vita stessa dei segni della vita in una prospettiva semioetica. In considerazione di tutto ciò, si può fare riferimento a Jurij Lotman, rappresentante della Scuola Tartu-Mosca, tra gli autori, in campo semiotico, più creativi e anche specificamente “modellizzatori”, costruttori, innovatori  nei confronti di ciò che normalmente si considera e si accetta come il “reale”.

Testo obbligatorio:

  • J. M. Lotman, trad. e presentazione a cura di Luciano Ponzio, Semiotica del Cinema e lineamenti di cine-estetica, Mimesis, Milano, 2020.

In aggiunta al testo obbligatorio, gli studenti possono scegliere per la loro preparazione tra i seguenti moduli (A o B):

 

A)

- J. Lotman, Il girotondo delle muse, a cura di S. Burini, Bompiani, Milano, 2022 (in particolare la II parte).

- P. Montani (a cura di), I formalisti russi nel cinema, contributi di Ejchenbaum, Tynjanov, Šklovskij, Brik, Jakobson, Mukařovský, Lotman, Mimesis, Milano, 2019.

 

B)

 

- R. Barthes, La camera chiara, Einaudi, Torino, 1980.

- R. Barthes, L’ovvio e l’ottuso, Einaudi, Torino, 2004 (in particolare la I parte, L’immagine) oppure R. Barthes, La camera chiara, Einaudi, Torino, 1980.

 

 

Inoltre, in aggiunta al testo obbligatorio e al modulo (A o B), e in riferimento alle tematiche del corso, gli studenti possono scegliere per la loro preparazione un altro testo (in tutto 4), da concordare col docente, tra:

 

  • Aa. Vv. Nuovocinema n. 33. Pe una nuova critica. I convegni pesaresi 1965-1967, Marsilio, Venezia, 1989.
  • Apice M., Le visioni di Pasolini. Immagini di una profezia, Bibliopolis, Napoli, 2009.
  • R. Arnheim, Film come arte, Abscondita, Milano, 2013.
  • J. Aumont; A. Bergala; M. Marie; M. Vernet, Estetica del film, Lindau, Torino, 1998.
  • R. Barthes, Sul cinema, Nuovo Melangolo, Genova 1997.
  • R. Barthes, I segni e gli affetti nel film, Vallecchi, Firenze, 1995.
  • P. Basso Fossali, Confini del cinema. Strategie estetiche e ricerca semiotica, Lindau, Torino, 2003.
  • J. Baudrillard, La società dei consumi, Il Mulino, Bologna, 2010.
  • J. Baudrillard, Il delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà?, Cortina, Milano, 1996.
  • J. Baudrillard, La scomparsa della realtà, Lupetti, Milano, 2009.
  • P. Bertetti, Il racconto audiovisivo, Cartman, Torino, 2012.
  • P. Bertetto (a cura di), Metodologie di analisi del film, Laterza, Bari-Roma, 2006.
  • G. Bettetini, La conversazione audiovisiva, Bompiani, Milano, 2002.
  • A. Biancofiore, Pasolini, Palumbo, Palermo, 2003.
  • G. P. Caprettini; A. Valle (a cura), Semiotiche al cinema, Mondadori, 2006.
  • F. Casetti, L’occhio del Novecento, Bompiani, Milano, 2020.
  • F. Casetti, Dentro lo sguardo, Bompiani, Milano, 1986.
  • A. Costa (a cura di), AA.VV. Attraverso il cinema. Semiologia, lessico, lettura del film, Longanesi. Milano, 1978.
  • L. De Carolis, Pasolini al cinema. Il progetto di una teoria semiotica in Empirismo eretico, Atheneum, Firenze, 2008.
  • De Gaetano, Il visibile cinematografico, Bulzoni, Roma, 2002.
  • G. Deleuze, 2 voll. L’immagine-movimento (Cinema 1) e L’immagine-tempo (Cinema 2), Ubulibri, Milano, 2010 (V. anche Einaudi).
  • G. Deleuze, “Il cervello è lo schermo” in Che cos’è l’atto di creazione, Cronopio, Napoli, 2003.
  • Della Volpe; Baldelli; Eco; Garroni; Kossak; Metz; Pasolini; Struska, Sychra; Toti, Linguaggio e ideologia nel film, Cafieri, Novara, 1968.
  • Derrida, J., Pensare al non vedere, Jaka Book, Milano, 2016.
  • P. Desogus, Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema, Quodlibet, Macerata, 2018.
  • S. M. Ejzenštejn, Charlie Chaplin, SE, Milano, 2005.
  • S. M. Ejzenštejn, La forma cinematografica, Einaudi, Torino, 2003.
  • U. Eco et alii, Semiologia della rappresentazione. Teatro/televisione/cinema/fumetto, Liguori, 1979.
  • L. Forgione, Il grande venditore di immagini. Elementi di semiotica del cinema, Ed. Riuniti Univ. Press, Roma, 2010.
  • J-M. Floch Semiotica, marketing e comunicazione, Franco Angeli, Milano, 2002.
  • J-M. Floch, Bricolage. Analizzare pubblicità, immagini e spazi, Franco Angeli, Milano, 2021.
  • E. Garroni, Semiotica e estetica. L’eterogeneità del linguaggio e il linguaggio cinematografico, Laterza, Bari, 1968.
  • E. Garroni, Scritti sul cinema, Aragno, Torino, 2006.
  • R. Jakobson, La fine del cinema?, a cura di F. Tuscano, Booktime, Milano, 2009.
  • R. Jakobson, Saggi di linguistica generale, Feltrinelli, Milano, 2012.
  • J. M. Lotman; Y. Tsivian, Dialogo con lo schermo, Moretti&Vitali, Bergamo 2001.
  • Ch. Metz, Semiologia del cinema, Garzanti, Milano, 1972.
  • Ch. Metz, La significazione nel cinema, Bompiani, Milano, 1975.
  • Ch. Metz, Linguaggio e cinema, Bompiani, Milano, 1977.
  • Ch. Metz, Cinema e psicanalisi. Il significante immaginario, Pgreco, Milano, 2022.
  • P. Montani, Fuori campo. Studi sul cinema e l’estetica, QuattroVenti, Urbino, 1993.
  • E. Morin, Il cinema o l’uomo immaginario. Saggio di antropologia sociologica, Cortina, 2016.
  • P. P. Pasolini, Empirismo eretico, Garzanti, Cernusco s/N (Mi), 2003 (in particolare la III parte, Scritti sul cinema).
  • E. Ponzio, Immagine in tempo reale. Storie, pratiche, teorie per una introduzione alla performance audiovisiva, Mimesis, Milano, 2019.
  • A. Ponzio, L. Ponzio, S. Petrilli, Interferenze. Pier Paolo Pasolini, Carmelo Bene e dintorni, Mimesis Milano, 2012.
  • I. Perniola (a cura di) Cinema e letteratura: percorsi di confine, Marsilio, Venezia, 2002.
  • E. Recalcati, Dostoevskij sullo schermo, Vita e Pensiero, Milano, 2019.
  • S. Salvestroni, Il cinema di Tarkovskij e la tradizione russa, Qiqajon, Magnano (BI), 2005.
  • F. de Saussure, Corso di linguistica generale, Laterza, Roma-Bari, 2011.
  • A. Somaini, Ejzenštein. Il cinema, le arti, il montaggio, Einaudi, Torino 2011.
  • S. Sproccati, Strutture del linguaggio cinematografico, Mimesis, Milano, 2021.
  • R. Stam; R. Burgoyne; S. Flitterman-Lewis, Semiologia del cinema e dell’audiovisivo, Bompiani, Milano, 1999.
  • J. Talens, L’occhio aperto. Leggendo Luis Buñuel, Giuseppe Laterza, Bari, 2009.
  • A. Tarkovskij, Scolpire il tempo, Artigrafiche, Perugia, 2020.
  • R. Tomasino (a cura di), Semiotica della rappresentazione, “Sezione II – Cinema e semiotica”,  Flaccovio, Palermo, 1984.
  • M. Vernet, Figure dell’assenza. L’invisibile al cinema, Kaplan, Torino, 2008.
  • D. Vertov, L’occhio della rivoluzione, a cura di P. Montani, Mimesis, Milano, 2011.
  • V. Woolf, Sul cinema, Mimesis, Milano, 2012.
  • P. Virilio,  La bomba informatica, Cortina, Milano, 2000.
  • P. Virilio, L’orizzonte negativo. Saggio di dromoscopia, Costa&Nolan, Milano, 2005.

Semester
Second Semester (dal 02/03/2026 al 05/06/2026)

Exam type
Optional

Type of assessment
Oral - Final grade

Course timetable
https://easyroom.unisalento.it/Orario

Component of
SEMIOTICS OF CINEMA AND AUDIOVISUALS (LM30R)

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