Contemporary Italian History A

Teaching in italian
STORIA DELL'ITALIA CONTEMPORANEA A
Teaching
Contemporary Italian History A
Subject area
M-STO/04
Reference degree course
MODERN LITERATURE
Course type
Master's Degree
Credits
6.0
Teaching hours
Frontal Hours: 30.0
Academic year
2022/2023
Year taught
Course year
2
Language
ITALIAN
Curriculum
PERCORSO COMUNE

Teaching description

Teaching program is provisional and may be subject to changes
  • Conoscenza della Storia contemporanea con particolare riferimento alle questioni e alle periodizzazioni della storia d’Italia dal fascismo agli esordi del XXI secolo.
  • Conoscenza della metodologia di base della ricerca storica.

Il corso tratterà dell’evoluzione e crisi del sistema politico italiano dalla Resistenza alla fine degli anni ’90 del ’900, esaminando gli snodi cruciali di questo processo sullo sfondo dei grandi cambiamenti avvenuti nella società, nei valori come negli stili di vita.

La riflessione storiografica sollecitata dalla crisi attuale del nostro sistema politico è alla continua ricerca di una proposta interpretativa che dia una spiegazione unitaria alla questione della democrazia nell'Italia repubblicana investendo i nessi tra quadro istituzionale, mutamento delle forme di governo e disfacimento del regime fondato sui partiti.

Ci si interrogherà, dunque, sulle ragioni della lontananza da un coerente modello democratico e della ancora incerta normalità politica rese manifeste dall'incapacità dei governi di affrontare i difficili problemi interni e le complesse realtà del contesto internazionale.

In particolare, si appurerà la verosimiglianza della tesi secondo cui il rapporto instauratosi tra una cultura democratica debole e un sistema istituzionale praticamente modellato dalla rappresentanza proporzionale ha avuto come conseguenza più evidente l’endemica debolezza dell'esecutivo, impossibilitato a esercitare un effettivo potere di governo, perché condizionato dagli interessi particolaristici delle coalizioni di partiti.

Conoscenze e comprensione

Alla fine del corso, lo studente conoscerà:

  1. i principali fattori e processi socioeconomici, politico-istituzionali, demografici, culturali che hanno caratterizzato la storia d’Italia tra la metà del XIX e gli inizi del XXI secolo, e le più accreditate interpretazioni storiografiche che ne sono scaturite;
  2. le regole metodologiche della ricerca storica.

Più in particolare: per quanto riguarda il primo punto, lo studente acquisirà conoscenze specialistiche concernenti i processi e le dinamiche sociali, i fenomeni di confronto/conflitto tra le diverse formazioni politiche, le scelte di politica istituzionale, economica e sociale della classi dirigenti e di governo italiane, la collocazione del nostro Paese nel sistema delle relazioni internazionali tra secondo Ottocento e inizi del XXI secolo; per quanto riguarda il secondo punto, lo studente saprà riconoscere il valore epistemologico dei risultati prodotti dalla ricerca storica e saprà condurre con rigore metodologico il processo di reperimento, analisi e sintesi delle fonti necessario a conferire attendibilità scientifica al lavoro dello storico.

Le competenze acquisite concorreranno al raggiungimento degli obiettivi formativi del Corso di Laurea Magistrale in Lettere Moderne che prevedono anche il conseguimento di una specifica preparazione e di un’autonoma capacità di ricerca nel campo delle scienze storiche.

 

Capacità di applicare conoscenze e comprensione

Lo studente saprà:

  • muoversi in termini diacronici, sincronici e comparativi tra i principali avvenimenti studiati;
  • cogliere le linee di sviluppo delle vicende storiche in rapporto al coevo dibattito delle idee;
  • riconoscere e comprendere criticamente le diverse opinioni e interpretazioni su un dato tema di ricerca storica;
  • distinguere il ruolo dei soggetti attivi e il peso di quelli passivi nei processi storici;
  • individuare le connessioni fra i quadri nazionali e lo scenario internazionale.

 

Autonomia di giudizio

Lo studente saprà:

 

  • individuare le forze contrapposte in campo nei diversi processi storici e valutare il loro peso e la loro persistenza;
  • cogliere le interdipendenze e le relazioni nascoste tra fatti storici;
  • interpretare correttamente le tesi interpretative e distinguere criticamente le questioni-chiave e gli elementi di prova fattuale più importanti;
  • riconoscere nelle indagini di tipo storico la scientificità contenutistica, la correttezza metodologica e l’adeguatezza di giudizio.

 

Abilità comunicative

Lo studente saprà comunicare le tematiche storiche con adeguato rigore linguistico, chiarezza espositiva e padronanza, sia in ambito divulgativo sia in ambito specialistico, del lessico storiografico (terminologia sociopolitica, giuridico-economica, ecc.).

 

 

Capacità di apprendimento

Alla fine del corso, lo studente avrà acquisito le capacità di:

  • approfondire e completare le proprie competenze attingendo con approccio criticamente consapevole e rigore metodologico al patrimonio bibliografico e archivistico della storiografia contemporaneistica;
  • gestire progetti di ricerca storiografica anche a partire da dati informativi provvisori o lacunosi;
  • valutare le implicazioni dei propri giudizi in rapporto a più ampie problematiche etiche e sociali.
  • Lezioni frontali con sussidi multimediali;
  • attività seminariali complementari (extra ordinem) di approfondimento tematico e metodologico svolte da studiosi di chiara fama e calendarizzate in base all’annuale ciclo convegnistico e seminariale programmato dai docenti di Storia contemporanea dell’Università del Salento.

L’esame è individuale, è valutato in trentesimi e si svolge in forma orale con domande aperte volte a verificare:

  • le abilità comunicative nell’esporre i contenuti del corso, che dovranno essere illustrati in modo pertinente e chiaro rispetto alle domande poste in sede d’esame, secondo prospettive d’analisi spazio-temporale storiograficamente corrette e attraverso l’uso di un linguaggio disciplinare specifico (terminologia sociopolitica, giuridico-economica, ecc.);
  • le competenze acquisite in termini di conoscenza e comprensione del testo storiografico e di consapevolezza dei significati delle categorie concettuali e dei paradigmi esplicativi delle questioni affrontate e della ricerca storica in generale;
  • l’autonomia di pensiero nell’argomentare adeguatamente di fatti storici, nell’individuazione tra essi delle interdipendenze e delle relazioni nascoste, nel commento alle tesi interpretative, nel riconoscimento delle questioni-chiave e degli elementi di prova fattuale più importanti.

Ciascuno dei tre criteri è valutato sulla base di una scala di giudizi a quattro livelli (insufficiente, sufficiente, buono, ottimo) fino ad un massimo di 10/30 per ogni criterio.

Non sono previsti esami parziali.

 

Il calendario degli appelli è pubblicato e costantemente aggiornato nella sezione “Notizie” della bacheca elettronica del docente al seguente indirizzo web:

https://www.unisalento.it/scheda-utente/-/people/michele.romano/notizie

Alla caduta del fascismo dare vita a una “democrazia dei partiti”, ossia a un regime fondato sulla centralità politica e costituzionale di questi ultimi, fu una necessità storica imposta dalla duplice eredità lasciata dalla dittatura: l'esistenza di una società di massa non democratica e la mancanza di una concezione positiva del partito politico come fattore di integrazione delle masse popolari in un regime democratico, carenza riscontrabile già nell'Italia liberale e condivisa da larga parte della cultura politica antifascista, tanto fra i moderati quanto nelle sinistre.

La collaborazione e quindi la reciproca legittimazione tra i partiti antifascisti, innanzitutto fra quelli di massa, fu perciò la condizione necessaria e obbligata per una transizione non traumatica alla democrazia. Ne furono protagonisti i cattolici e i comunisti e ne fu sanzione il patto costituzionale, che formalizzò quella mutua legittimazione in un’architettura istituzionale e in una forma di governo imperniate sul principio della rappresentanza proporzionale e quindi sulla subordinazione dell’esecutivo alle coalizioni parlamentari.

Negli anni successivi questa parte del patto sostenne il consolidamento della Repubblica, mentre restarono inattuate le norme programmatiche, essendo rapidamente caduta la fragile intesa politica fra i partiti.

La successiva storia della Repubblica ruotò intorno all’evoluzione e al dialogo della cultura cattolica e di quella comunista, sostanzialmente rappresentativa di tutta la sinistra, alla loro graduale maturazione democratica, al confronto con la modernizzazione della società italiana e con l’involuzione del sistema istituzionale e dei partiti, gradualmente distaccatisi dalle forze sociali più dinamiche.

La strategia dell'aggregazione al centro, quale unico mezzo per evitare lo scontro frontale e per portare alla democrazia i partiti e le forze antisistema, già al termine della breve stagione del centrismo degasperiano avrebbe subito l’effetto logorante della rappresentanza proporzionale, che tendeva a restringere l’area delle forze di governo e sottoponeva l’esecutivo alle tensioni interne ai partiti e alla coalizione. Sarebbe iniziata allora la pratica del “governo ai margini”, spinto dalla precarietà della propria maggioranza parlamentare anzitutto a garantirsi il consenso elettorale attuando una politica clientelare e corporativa. La lenta preparazione e poi la scelta del centro-sinistra furono il proseguimento obbligato di questa via politica al consolidamento dell'esecutivo, altrimenti ottenibile solo con una riforma istituzionale. Ne uscirono confermati la crescente chiusura autoreferenziale dei partiti e gli effetti distruttivi delle vicende interne alla coalizione sulla stabilità e le capacità dei governi.

Anche l’ultimo tentativo di rafforzare l’esecutivo ampliando la convergenza tra i partiti, teorizzato negli anni Settanta da Aldo Moro con la “terza via” e da Enrico Berlinguer con il “compromesso storico” e sfociato nei governi di “solidarietà nazionale”, si arenò sulle insuperabili divergenze tra i partner della coalizione. Soltanto negli anni Ottanta, l’involuzione del sistema politico, l’esaurirsi dei grandi ideali e la laicizzazione dei partiti popolari, il prevalere di interessi corporativi tutelati dalla proporzionale, l’uso del consenso elettorale per modificare gli equilibri all’interno della coalizione, anziché per decidere della politica nazionale, avrebbero infine dimostrato l’urgenza di affrontare le cause istituzionali della debolezza dell’esecutivo e della sclerotizzazione del sistema dei partiti. Ma, ancora una volta, le riforme sarebbero mancate per la riluttanza dei partiti intermedi, che invece valorizzarono il proprio potere di interdizione per inserirsi tra Dc e Pci e logorarli entrambi e per realizzare una alternanza intesa come rotazione interna alla coalizione anziché come risultato del confronto elettorale tra schieramenti contrapposti.

Per quanto citato supra,cfr. Simone Neri Serneri, Sistema dei partiti e democrazia nell'Italia repubblicana, in «Italia contemporanea», 189, dicembre 1992, pp. 733-734.

Il testo per lo studio e l’approfondimento di questi temi e percorsi interpretativi è il seguente:

Pietro Scoppola, La repubblica dei partiti. Evoluzione e crisi di un sistema politico. 1945-1996, il Mulino, Bologna 1997.

Pietro Scoppola, La repubblica dei partiti. Evoluzione e crisi di un sistema politico. 1945-1996,il Mulino, Bologna 1997 (nuova edizione).

Semester

Exam type
Optional

Type of assessment
Oral - Final grade

Course timetable
https://easyroom.unisalento.it/Orario

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